
Più che da un incarico professionale, questa piccola cappella funeraria prende vita da un'esigenza profondamente intima: trasformare in architettura l'addio a una persona cara scomparsa prematuramente.
Per dare misura a questo vuoto, le proporzioni dell'involucro sono state governate dal rigore armonico della sezione aurea, un tentativo di conferire un ordine geometrico e universale a un'irrimediabile frattura.
All’esterno, l’architettura si configura come un parallelepipedo dal bianco assoluto, segnato solo da un inserto materico dall'effetto ligneo, che introduce una nota di calore nell’austera geometria della struttura. L’impatto è quello di un oggetto avulso dal contesto, la cui purezza formale prepara alla rarefazione dell'interno.
Oltrepassata la soglia, la cappella rivela il suo vero fine. Lo spazio non è concepito per accogliere, ma come un dispositivo di transizione capace di guidare lo sguardo e il pensiero verso l'infinito. L’unico elemento che domina la visione è un grande lucernaio zenitale, privo di montanti: un varco aperto sul cielo azzurro, che diviene l'unica e reale via di fuga visiva. Il rivestimento interno in marmo bianco puro smaterializza le pareti, annullando i confini percettivi del costruito.
